L’Intelligenza Artificiale (IA) è sempre più pervasiva in vari ambiti della nostra vita. La medicina, e più in particolare la telemedicina, non fanno eccezione: è opinione unanime, infatti, che siamo alle soglie di una rivoluzione nell’assistenza sanitaria. Le tecnologie digitali ci permettono oggi di generare una grande quantità di dati; la sfida è utilizzare tale mole di dati per generare nuova conoscenza clinicamente rilevante. L’IA sviluppa algoritmi di varia natura al fine di imparare a comprendere i dati a disposizione.
In particolare, tecniche proprie dell’IA – quali l’apprendimento automatico, la visione artificiale, la programmazione basata su regole, il pattern recognition e il deep learning, ecc. –, sono oggi in grado di identificare pattern significativi nei dati acquisiti e possono essere pertanto applicate efficacemente come ausilio a vari compiti.
Per esempio, possono migliorare la precisione di diagnosi mediche, facilitare lo sviluppo di farmaci, aiutare a prendere decisioni sui trattamenti da somministrare ai pazienti, simulare possibili interventi terapeutici e anticiparne l’esito, come pure ottimizzare processi, decisioni operative e utilizzo delle risorse finanziarie proprie dell’ecosistema sanitario.
Gli operatori sanitari potranno trarre beneficio dall’integrazione dell’IA nella loro pratica clinica tradizionale al fine di affrontare problemi che, per loro complessità, si rivelano onerosi in termini di tempo e, spesso, proni a inefficienza. In questo contesto, medici e operatori sanitari, con la loro capacità di valutare criticamente e utilizzare a proprio vantaggio le predizioni prodotte dagli algoritmi di IA, assumono un ruolo centrale nei processi decisionali diagnostici e terapeutici.
Relazione presentata dal Prof. Giovanni Semeraro nel corso del MEETING:
LO STATO DELL’ARTE DEL PNRR: TELEMEDICINA E FORMAZIONE D’ECCELLENZA
“Innovare significa pensare a mettere insieme delle cose che nessuno ha mai messo insieme” sono le parole del Prof. Giovanni Semeraro, componente CTS CITel – dip. INFORMATICA UniBA, durante la puntata di DATA by DATA, la rubrica scientifica di AmbITel News. Nel corso della puntata il professore ha presentato un nuovo progetto “Miracle, lo Specchio Intelligente“, un dispositivo capace di rilevare alcuni parametri dalle reazioni che non possiamo controllare, le emozioni.
Il Progetto Miracle è uno smart mirror – uno Specchio Intelligente – ideato da due ricercatori, Vincenzo Pasquadibisceglie e Gianluca Zaza come tesi magistrale presso l’Università di Bari.
Ha già vinto premi (DigithON, bando PIN) ed è attualmente in fase di sviluppo avanzato per validazioni mediche. Miracle è un progetto innovativo che trasforma un oggetto quotidiano – lo specchio – in un dispositivo sanitario intelligente, semplice ed efficace, con l’obiettivo di avvicinare la prevenzione alla quotidianità di ciascuno.
Ne parla uno dei due ideatori del progetto Gianluca Zaza, che fa parte dell’Unità di Ricerca “Artificial Intelligence-based eHealth” del Prof. Giovanni Semeraro del dip. INFORMATICA UniBA.
“Tecnologia e cura: quando l’innovazione è al servizio delle persone.”
Dall’ultima puntata di DATA by DATA, la rubrica scientifica di AmbITel News, guarda l’intervento del Prof. Giovanni Semeraro – Componente CTS CITel e docente del dip. INFORMATICA UniBA , che ci guida alla scoperta del progetto TREC MAMMA.
Un’iniziativa che unisce AI e telemedicina per costruire un ecosistema digitale capace di accompagnare e supportare la donna, il bambino e la famiglia nell’adozione di comportamenti sani e sostenibili, promuovendo il benessere psicologico e gli stili di vita salutari.
“L’Intelligenza Artificiale del futuro non sostituirà l’uomo. Collaborerà con lui.”
Dalla trasmissione DATA by DATA di AmbITel News guarda il Prof. Donato Malerba – Componente CTS del CITel e docente del Dipartimento di INFORMATICA UniBa, che ci guida in un viaggio tra ricerca, tecnologia e visione umana dell’AI.
Con il progetto nazionale FAIR – Future Artificial Intelligence Research, l’Italia entra nel cuore della nuova frontiera dell’intelligenza artificiale simbiotica: non una macchina che agisce al posto nostro, ma un sistema intelligente che collabora, spiega, impara dall’interazione e supporta i professionisti, come nel caso del monitoraggio precoce dell’Alzheimer.
Una visione etica, evoluta, umana: perché il futuro dell’innovazione passa dalla sinergia tra uomo e macchina.
“Non basta un’Intelligenza Artificiale che funziona. Serve un’AI che spiega, collabora e costruisce fiducia.”
Nel suo contributo, la Prof.ssa Giovanna Castellano responsabile scientifica del WP 6.4 del progetto FAIR, racconta un importante passo avanti nella lotta contro il morbo di Alzheimer:
un sistema di visione artificiale basato su deep learning, capace di analizzare contemporaneamente risonanze magnetiche e PET dell’amiloide, migliorando sensibilità e accuratezza diagnostica fino al 95%.
Non solo risultati, ma anche spiegazioni comprensibili per i medici: grazie all’integrazione di tecniche di explainable AI e modelli generativi di linguaggio, il sistema evidenzia le aree cerebrali coinvolte e produce una sintesi clinica dettagliata.
Un esempio concreto di intelligenza artificiale simbiotica: non per sostituire il medico, ma per potenziarne le capacità, rendendo l’adozione dell’AI più etica, consapevole e condivisa.
L’intelligenza artificiale simbiotica: innovazione al servizio della medicina centrata sulla persona.
A parlarne è la Prof.ssa Rosa Lanzilotti, responsabile scientifica WP 6.1 del progetto FAIR (Future Artificial Intelligence Research).
Nel mondo della medicina, l’Intelligenza Artificiale non può — e non deve — sostituire i medici. Non per limiti tecnici, ma per responsabilità etiche, contesto clinico e intuizione umana.
È qui che nasce l’Intelligenza Artificiale simbiotica, un nuovo approccio che supera l’idea di automazione per abbracciare la collaborazione tra medico e tecnologia: l’IA apprende dal professionista, il professionista potenzia il suo operato grazie all’IA.
Un esempio concreto? RINOCIT, il sistema sviluppato nell’ambito del progetto FAIR per supportare i medici nella diagnosi in rinocitologia. Un modello di interazione in tre fasi — esplorazione, chiarimento, riconfigurazione — che permette al medico di guidare, correggere e far evolvere l’IA nel tempo.
È la medicina del futuro? No: è il presente che vogliamo costruire, insieme.
Uomo e macchina, in un rapporto di fiducia, consapevolezza e crescita reciproca.
La robotica sociale può davvero cambiare la vita delle persone fragili.
La nostra ricerca nasce da un’esperienza personale e da una domanda semplice ma potente: “La tecnologia può darci una mano nell’assistenza quotidiana?”
Nella trasmissione DATA by DATA di AmbITel News, la Prof.ssa Berardina Nadja De Carolis , del Dipartimento di INFORMATICA – UniBA, ha raccontato come, grazie al lavoro di équipe del CITel – che unisce medicina, psicologia, informatica e scienze umanistiche – oggi sperimentiamo robot come Pepper e Rebecca in contesti reali: RSA, centri Alzheimer, terapie di gruppo.
I risultati? Emozioni, sorrisi, coinvolgimento. C’è chi ha accolto il robot come un ospite speciale, chi lo ha atteso con impazienza settimana dopo settimana. Non si tratta di sostituire i professionisti della cura, ma di offrire nuovi strumenti per rendere le terapie più stimolanti e umane.
La tecnologia, quando incontra i bisogni reali delle persone, può diventare un ponte verso un’assistenza più inclusiva e vicina.